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GLI EDIFICI

DEI MAGNATI DEL PASSATO

Negli anni Trenta del Novecento New York era divenuta la città più estesa e popolata del mondo, sede di importanti compagnie industriali e finanziarie. Banchieri, imprenditori e aristocratici benestanti investirono nella costruzione di palazzi e grattacieli per ospitare le loro società o fissare le loro dimore nel centro della metropoli.

 

È il mondo raccontato nel libro l’Età dell’innocenza di Edith Wharton (1862-1937) ambientato nella Manhattan negli anni Settanta del XIX secolo. Tra le potenti famiglie vi erano innanzitutto gli Astor, finanzieri originari della Germania, i quali, secondo un esperto immobiliare, nel 1890 possedevano 1/20 delle proprietà di New York, motivo per cui diverse strade, edifici e quartieri di New York sono chiamati Astor o Astoria. Tra i vari investimenti, finanziarono la New York Public Library, la prima biblioteca pubblica di New York progettata nel 1895 e inaugurata il 23 maggio 1916 unendo le precedenti biblioteche cittadine (la Astor e la Lenox Library) alla Tilden Fondation, e costruirono nel 1893 l’elegante hotel Waldorf Astoria. Hotel che, negli anni Venti, venne demolito per fare posto all’Empire State Building e trasferito, nel 1931, al 301 di Park Avenue.

 

Il magnate petrolifero John D. Rockefeller finanziò invece la costruzione di un nuovo complesso di edifici in stile Art Déco nella zona di Midtown: i lavori di costruzione del Rockefeller Center iniziarono il 17 maggio 1930 e l’inaugurazione fu nel 1939.

Alla famiglia Vanderbilt, di origini olandese, si deve invece la costruzione, nel 1913, della Grand Central Terminal in stile Beaux Arts: la stazione dei treni più famosa di New York. Simbolo della stazione è l’originale orologio a quattro facce, realizzate in opale, posto al centro dell’atrio principale su una struttura in marmo e ottone. La piccola ghianda che decora gli orologi della stazione è il simbolo della famiglia Vanderbilt legato al detto “da una ghianda può nascere una forte quercia”. 

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Polaroid di viaggio

IL CHRYSLER BUILDING

e i doccioni zoomorfi in acciaio posti agli angoli del 61º piano raffiguranti delle aquile stilizzate. 

"La cosa in assoluto più impressionante era la velocità dei lavori. Mentre la grande struttura in acciaio si arrampicava con regolarità nel cielo, i muratori e i marmisti seguivano dappresso. L’Empire State Building stava crescendo di quasi un piano al giorno."

(Edward Rutherfurd, New York)

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